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"Amare troppo: quando in amore si va per sottrazione a se stessi"

Aggiornamento: 8 gen 2023



L’amore non è soltanto composto da quella relazione che si instaura con una determinata persona, ma “è un’attitudine, un orientamento del carattere che determina i rapporti di una persona con il mondo e non verso un <<oggetto>> d’amore” 1. Quando si scambia l’amore per la persona di cui si è innamorati, si può sviluppare una visione “dipendente” da quella determinata persona (– Non ho altro amore al di fuori del tuo-, -sei l’amore della mia vita-) perché senza di essa nulla è più rapportabile alle tematiche dell’amore. Al contrario Sullivan parlava dell’amore “sentimentale” come un “egoismo a due”2, un atteggiamento in cui due persone, appagate dal riconoscersi rispettivamente in interessi simili contro un mondo a volte estraneo o difficoltoso, perseguono obiettivi comuni, cooperano, percepiscono l’uno il bisogno dell’altro e ne riconoscono l’importanza a tal punto da adattare il proprio comportamento con il fine sempre di conseguire lo scopo comune. Se volessimo trovare una metafora idonea alla descrizione di questo processo, potremmo parlare di due individui che scelgono di rimanere insieme e proteggersi lungo un sentiero che avevano già scelto per se stessi e sul quale si sono solamente incontrati. La soddisfazione reciproca e la cooperazione sono “le uniche due forme di disintegrazione”3 che nella società occidentale possono essere considerate “normotipiche”. Si parla di disintegrazione perché creare un processo di reciproco riconoscimento dei bisogni e una sufficiente cooperazione non sono operazioni semplici e implicano la messa in discussione di se stessi e talvolta qualche rinuncia. Erich Fromm a tal proposito scrive che “amare qualcuno non è solo un forte sentimento, è una scelta, una promessa, un impegno. Se l’amore fosse solo una sensazione, non vi sarebbero i presupposti per un amore duraturo. Una sensazione viene e va. Come posso sapere che durerà per sempre se non sono cosciente e responsabile della mia scelta?”4. Ma tutto ciò che va per eccessiva sottrazione verso se stessi o si discosta molto dal sentiero che si percorrerebbe soli, rientra in quelli che si possono definire “amori nevrotici”5. La causa principale di questi amori risiede nel rapporto con i propri genitori o con le proprie figure di riferimento. Durante l’adolescenza ogni individuo, infatti, dovrebbe vivere una fase di sviluppo definita di “individualizzazione”6, durante cui avviene un vero e proprio scollamento dal nucleo familiare e una ricerca pedissequa di nuovi riferimenti nel mondo esterno, composti di altre figure adulte e coetanei. Questo meccanismo permette di rapportarsi con le difficoltà e la complessità sociale forti del bagaglio di conoscenze ricevute dai genitori. Nella relazione con il mondo, l’adolescente sintetizza nuove informazioni e modalità relazionali e modifica il proprio comportamento fino ad individuare una propria identità, che si consoliderà con la vita adulta. È l’età della ricerca degli amori, delle comitive, dell’idolatria per personaggi famosi o adulti conosciuti. Accade però che bambini di famiglie insicure o disorganizzate non inizino o superino da grandi questo processo e rimangano ancorati all’immagine di uno dei due genitori, trasferendo così i propri sentimenti, speranze e timori che un tempo provavano in relazione alla propria madre e/o al proprio padre, anche sulla persona amata in età adulta. Questo meccanismo genera dei veri e propri copioni familiari e sociali, con incastri tra “tipologie” di persone molto noti nella società moderna (un esempio tra tutti è la coppia dipendete affettivo-narcisista, entrambi vittime del non superamento di questo processo).

Cosa fare se si è in una situazione simile?

Certamente rivolgersi ad una figura esperta dell’accudimento delle relazioni aiuterà a identificare i bisogni alla base del non superamento del processo di individualizzazione e sbloccarne il completamento.


Ti piacerebbe saperne di più sull’ “amore nevrotico”, sul processo di individualizzazione e su come lavorarci nel tuo odierno/futuro percorso psicologico?

Faccelo sapere nei commenti!



Articolo a cura della

Dott.ssa Simona Delli Santi

psicologa clinica e della salute


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Riferimenti

1. Erich Fromm, L’arte d’amare, 1986

2. H.S. Sullivan, The Interpersonal Theory of Psychiatry, New York, 1953

3. Ibidem;

4. Ibidem,

5. Erick Erickson, 2018

in copertina "Gli amanti" di Magritte




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